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C’era una volta al Giro d’Italia: la Maglia Nera

La Corsa Rosa domani ritornerà in Italia, dopo una gita fuori porta (avviene più o meno ogni tre anni) di tre giorni in Bulgaria, ripartendo dalla Calabria e risalendo lo stivale, fino al trionfale arrivo nella Capitale.

Le maglie del Giro d’Italia

Durante queste prime tre tappe in Bulgaria, abbiamo già visto in corsa le maglie distintive dei rispettivi leader di classifica: la Maglia Rosa, la maglia da leader della classifica generale (a tempo); la Maglia Ciclamino, la maglia da leader della classifica a punti (punti sprint intermedi ed in volata); la Maglia Azzurra, la maglia da leader della classifica degli scalatori (punti Gran Premio della Montagna, GPM) ed infine la Maglia Bianca, la maglia del miglior giovane (a tempo, massimo 25 anni di età). 

In un ‘’altro’’ ciclismo, di un secolo fa, un’altra maglia veniva indossata dai corridori del Giro d’Italia, una maglia ricca di storia e capace di dare inizio ad una dinastia che perdura tutt’oggi. 

La Maglia Nera

Introdotta nel 1946, quando il giro riprese dopo la pausa dovuta alla Seconda guerra mondiale, la Maglia Nera venne creata per onorare il corridore alla fine della classifica. Il termine fu coniato da Pietro Garinei, durante un programma radiofonico con musiche ed intrattenimenti, chiamato Giringiro, condotto assieme a Sandro Giovannini, Mario Riva e Silvio Giglio. 

La figura di Giuseppe Ticozzelli, il calciatore ciclista

L’ispirazione per la Maglia Nera non fu interna al mondo ciclistico, anzi, appartiene a quello calcistico ed in particolar modo alla figura di Giuseppe Ticozzelli. Nel 1926, Ticozzelli si iscrisse al Giro d’Italia come corridore indipendente (cosa molto comune al tempo, come fece il nostro antenato Giuseppe Caprio, 3 anni dopo Ticozzelli). Nonostante la sua corsa rosa finì nella quarta tappa, a seguito di una collisione con una motocicletta, diventò un’icona per via del suo kit (maglia e pantaloncino) totalmente nero, rispecchiando i colori del suo team calcistico, il team Casale. Si narra che Ticozzelli, in quelle tre tappe dovette più volte fare lunghe soste ai bar per nutrirsi e rifocillarsi (cosa comune e normale in ‘’quel ciclismo’’, più degli altri però, per via del suo status di indipendente e della mancata assistenza di una squadra). Addirittura, si narra che nella quarta tappa, vedendo l’andamento delle cose, fece una bella dormita nel ristorante in cui si trovava, ripetiamo durante la tappa!

Ricordiamo che al tempo (riprendendo il discorso dei completini e del vestiario) la prassi stilistica vedeva il pantaloncino rigorosamente nero e la maglia a riprendere i colori dello sponsor principale. Riportiamo come esempio, di seguito, il grande Ottavio Bottecchia, il primo Italiano ad imporsi nella Grand Boucle, per ben due volte, nel 1924 e nel 1925.  

Quello che seguì l’introduzione della maglia fu inimmaginabile: si aprì una nuova gara, una gara all’ultimo posto! Questo perchè, il vincitore della maglia nera riceveva un premio in denaro pari a quello del sesto corridore in ordine d’arrivo, oltre a sfilare nella città d’arrivo in coppia con la maglia rosa, il primo classificato (una prelibatissima occasione per mettersi in mostra a squadre professionistiche ed al mondo stesso del ciclismo). 

La figura di Luigi Malabrocca, il Maestro del Ritardo

Come detto, però, si creò una corsa nella corsa, in cui i corridori sabotavano sia se stessi che gli altri per cercare di perdere tempo, arrivando a nascondersi in bar o nella vegetazione per scivolare in fondo al gruppo. Relativamente a questa corsa nella corsa, il corridore più celebre fu Luigi Malabrocca, unico capace di ottenere una doppietta, rispettivamente nel 1946 e nel 1947. Malabrocca venne soprannominato il Maestro del Ritardo. Molto spesso veniva avvistato in coda al gruppo, per fermarsi nei bar a prendere un espresso con i tifosi, caffè che diventavano pranzi, molto facilmente! Venne addirittura avvistato a pesca (durante la gara) nei canali del Ticino. 

L’ultima Maglia Nera di Nani Pinarello

La Maglia Nera è stata abolita nel 1952, a seguito di proteste sull’antisportività di alcune pratiche e tattiche usate dagli atleti. L’ultima maglia nera fu assegnata al grande Giovanni ‘’Nani’’ Pinarello, il fondatore della Cicli Pinarello. Nani fu l’ultimo della classifica generale al Giro del 1951 e finì per fare il Giro d’Onore al Vigorelli accanto alla maglia rosa Fiorenzo Magni ed accanto a Luison Bobet, in maglia di migliore scalatore. Nani ricevette più urrà di tutti, in quanto pienamente meritevole di quella maglia, piazzandosi in varie volate nelle precedenti tappe, dando spettacolo. Gino ‘’Ginettaccio’’ Bartali lo descrisse come una persona con un’intelligenza sveglia di chi sa cosa è meglio fare in ogni occasione. Con i soldi guadagnati in quegli anni, aprì un negozio di biciclette nel centro di Treviso ed incominciò a produrre bici con il suo nome…il resto è storia: da Bertoglio al Giro del 1975 a Battaglin nel 1981, fino al ‘’gigante buono’’ Indurain che con i suoi cinque Tour (e tanto, tanto altro nel mezzo) consacrò il marchio Pinarello.

La Maglia Nera ad oggi: tra critiche e possibilità

Per il cinquantesimo anniversario del Giro d’Italia del 1967 la Maglia Nera è stata riportata in gara in via straordinaria, conquistata da Lucillio Lievore, ‘’vittoria’’ ottenuta rispolverando qualche vecchio trucchetto tipico dei tempi passati per assicurarsi di arrivare ultimo. 

Ad oggi, la Maglia Nera non esiste più, rimanendo tuttavia un classico idioma ciclistico per definire l’ultimo classificato di un grande giro. Nel 2008, gli organizzatori del Giro d’Italia reintrodussero brevemente un dorsale nero per rendere omaggio a questa storia eroica di altri tempi. Già al suo tempo, Cougnet e Torriani (i patron della Corsa Rosa) non consideravano positivamente l’introduzione della maglia nera, temendo di smitizzare il Giro. La impose in tempi brevissimi la gente, all’insegna di un successo popolare più che straordinario. 


Proprio per questa imposizione popolare, anche oggi si parla di una possibile reimmissione di tale maglia nella kermesse rosa (vari articoli e rumors sono presenti in rete incitando la reimmissione). La differenza con la maglia nera di un tempo sarebbe abissale. Basti pensare alle differenze nei regolamenti e nel ciclismo stesso, due mondi diversi. I tempi massimi entro cui arrivare per non essere squalificati costituiscono di per se un ottimo rimedio per atti antisportivi. I dispositivi di localizzazione e la infinita copertura televisiva costituiscono un altro importante rimedio a quegli atti, popolari negli anni 40/50. 

La nota positiva di questa maglia è l’onore riconosciuto a TUTTI i corridori in gara, andando a sottolineare la brutalità del ciclismo e delle qualità richieste anche solo per pensare di partecipare ad un grande giro, andando a ‘’premiare’’ per l’appunto, anche l’ultimo arrivato. Ovviamente, il tutto va sempre svolto in sicurezza ed in salute, evitando di forzare la permanenza in corsa in condizioni di cattiva salute. 

L’impresa di Lawson Craddock e la ‘’sua’’ vittoria nella sconfitta

Quest’ultima nota viene ripresa dagli avvenimenti del Tour 2018 e dalla storia del corridore americano Lawson Craddock, allora nelle fila della EF Education First. Dopo una rovinosa caduta nella prima tappa di quel Tour, Craddock si fratturò la scapola e riportò varie ferite. Nonostante questo, rimase in gara, per tutte e tre le settimane, piazzandosi ultimo in ogni singola giornata di gara. La decisione venne presa da Craddock stesso, per onorare sia il Tour de France sia per onorare il luogo in cui Craddock ha iniziato a pedalare, il velodromo Alkek a Houston. Quest’ultimo venne distrutto dall’uragano Harvey e Craddock instituì una raccolta fondi per raccogliere del denaro ogni volta che sarebbe arrivato ultimo, arrivando a collezionare $250,000 in tutto. 

(N.B. non stiamo criticando l’impresa del signor Craddock, anzi, questi sono gli atleti che danno lustro al ciclismo e trasmettono i valori di tale sport. Con questa precisazione, si voleva solo evidenziare come i corridori potrebbero rimanere in gare anche dopo cadute rovinose al fine di conquistare la maglia nera o la lanterne rouge, cosa che potrebbe compromettere il recupero effettivo dell’atleta). 

Anche il Tour, in queste occasioni, ha la sua Maglia Nera: La Lanterne Rouge. Quest’ultimo termine prende ispirazione dalla lanterna rossa che veniva appesa nell’ultimo vagone dei treni merce, per simboleggiare l’assenza di carrozze lasciate indietro. 

La Lanterne Rouge

Le similitudini con la Maglia Nera, continuano di gran carriera, in quanto anche la Lanterne Rouge del Tour vedeva, in ritorno alle lancinanti fatiche per concludere la gara, un’ottima notorietà e riconoscimenti. Sono numerosi i corridori, arrivati ultimi nei rispettivi Tour, ad affermare e riportare di come organizzatori di Criterium post-Tour (gare su circuiti nei giorni successivi al Tour) li abbiano invitati a prendere parte in queste corse, con vitto e alloggio pagato. Andando poi a sommare tutte le vincite conseguite da questi eventi Post-Tour, alcuni stimano di aver guadagnato addirittura somme maggiori di piazzati in top ten nel Tour stesso, incredibile!

Inoltre, sempre considerando il ciclismo di un tempo ed il periodo storico stesso, tali occasioni non sono per nulla da poco, anzi.

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